Le assaggiatrici siamo tutte noi quando decidiamo i confini della nostra etica, nella vita come nella scrittura. Ispirata dalla storia di Margot Wölk, Rosella Postorino racconta uno spaccato della Germania nazista e il punto di vista di chi, potendo, ha scelto di sopravvivere.
In questo articolo:
Le assaggiatrici: l’etica della sopravvivenza
Rosa viene reclutata per diventare assaggiatrice di Hitler. Insieme ad altre nove donne viene prelevata tre volte al giorno e portata in una mensa dove mangia i prelibati cibi destinati al Führer, per verificare che non siano avvelenati. Non è nazista, Rosa, ma può scegliere solo tra morire per mano dei soldati o rischiare di morire avvelenata; opporsi al sopruso a costo di essere ammazzata o accettarlo per aggrapparsi alla vita.
All’inizio prendiamo bocconi misurati, come se non fossimo obbligate a ingoiare tutto, come se potessimo rifiutarlo, questo cibo, questo pranzo che non è destinato a noi, che ci spetta per caso, per caso siamo degne di partecipare alla sua mensa. Poi però scivola per l’esofago atterrando in quel buco nello stomaco, e più lo riempie più il buco si allarga, più stringiamo le forchette. Lo strudel di mele è così buono che d’improvviso ho le lacrime agli occhi, così buono che ne infilo in bocca brani sempre più grossi, ingurgitando un pezzo dopo l’altro sino a gettare indietro la testa e riprendere fiato, sotto gli occhi dei miei nemici.
Sono tutte donne tedesche; tutte vivono le difficili conseguenze della guerra: la povertà, i figli da sfamare, i mariti morti o dispersi. Vivono in bilico tra l’opportunità di un pasto assicurato e l’ansia di morire proprio a causa di quel pasto che Hitler non si fida a mangiare per primo.
Assaggiare la vita
Quando la fonte di nutrimento diventa anche un potenziale pericolo ecco che il buco nello stomaco non può colmarsi e la fame non si può estinguere, perché ciò che queste donne desiderano è la normalità. La fame di vita rivela tutte le sue contraddizioni nelle azioni di Rosa e delle sue compagne che amano e rubano, collaborano e mentono e accettano tutto ciò che ricorda loro di essere vive.
I confini morali
Parlando di etica non possiamo individuare confini netti, non ci sono regole assolute né dettami universalmente riconosciuti, ma viene da chiedersi: fino a che punto è lecito spingersi per sopravvivere?
Abbiamo vissuto dodici anni sotto dittatura, e non ce ne siamo quasi accorti. Che cosa permette agli esseri umani di vivere sotto dittatura? Non c’era alternativa, questo è il nostro alibi. Ero responsabile soltanto del cibo che ingerivo, un gesto innocuo, mangiare: come può essere una colpa?
Viene da chiederselo anche fuori dal romanzo.
Primum non nocere, dicono in medicina; dovrebbe essere scontato in qualunque ambito, ma siamo capaci di limitare gli errori? Di prevedere cosa faranno le altre persone? E se per non nuocere a qualcuno faccio male a qualcun altro? E noi, in tutto questo, non dovremmo curare anche noi stesse? Ma la cura può avere diversi obiettivi: il corpo, le emozioni, lo spirito, l’energia, le relazioni; non è detto che riusciamo a prenderci cura di tutto allo stesso modo.
Etica e scrittura
La scrittura è neutra finché non decidiamo come usarla. Magari non ci troviamo a scrivere un comunicato stampa per il Führer, ma forse ci è capitato di dover creare schede prodotto per un’azienda che non ci piace. Abbiamo raccontato la parte conveniente della verità glissando su quella scomoda; abbiamo elogiato le caratteristiche del prodotto facendo leva su un bisogno come quello di appartenenza per lasciare in secondo piano la qualità. Se non sono bugie sono omissioni allo scopo di dirigere l’attenzione e le scelte d’acquisto.
Al servizio di chi vogliamo mettere la nostra creatività? È etico favorire con il nostro lavoro un’azienda in cui non crediamo perché abbiamo bisogno dello stipendio? La risposta non ce l’ho; non è mai facile esporsi quando si tratta di lavoro e di qualità della vita, però penso che molto spesso violiamo un confine spaventoso con un alibi troppo debole.
La mela e le storie
Paride non si è tirato indietro quando ha dovuto scegliere la più bella tra Atena, Era e Afrodite, né si è fatto molti problemi a pretendere per sé una donna già sposata. È la mela il problema? Certo che no, come non lo è lo strudel che Rosa ingurgita all’inizo del romanzo, né quel prodotto poco sano in vendita sugli scaffali del supermercato. Il problema non è neanche il desiderio di compagnia, di cibo, di denaro o qualunque altra necessità o aspirazione umana. Il problema è il ricatto che si insinua dove c’è un bisogno, e dove non c’è lo crea, per offrirci una soluzione in cambio del nostro contributo.
Rispettando la grammatica e la sintassi potremmo scrivere un trattato contro la mela, e uno a suo favore. Parliamo sempre dello stesso frutto, eppure, la storia cambia e provoca conseguenze diverse. Sai come le accettiamo? Raccontandoci altre storie che diano un senso alle nostre scelte.
Appuntamento da non perdere
Ogni mese leggiamo un libro e, partendo da quello, chiacchieriamo di scrittura e dei temi che ci stimolano una riflessione. Lo facciamo on line. Il tema di aprile è l’etica, un concetto che apre molti scenari, stimola domande e fornisce poche risposte chiare. Proprio per questo trovo ancora più interessante il confronto.

Integra come la mela
Dopo aver letto il libro Le assaggiatrici di Rosella Postorino ne discuteremo insieme
Venerdì 24 aprile ore 10.
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Consigli di lettura
Rosella Postorino. Le assaggiatrici. Feltrinelli. Fame di cibo e di vita tra le storie e la Storia.
Serena Guidobaldi. L’appetito. Eris. Un racconto basato sull’uso del cibo come ricatto sociale.
