Senza un po’ di impegno la fortuna non può durare a lungo, ma pure la fatica rischia di essere infruttuosa in assenza di buona sorte. Quindi c’è poco da fare: servono entrambe per avere successo.
Poi ci sarebbe da discutere cosa sia il successo, ma intanto parliamo di destino e figure retoriche con l’aiuto di Ishi Robinson e del suo romanzo La lettrice ribelle.
In questo articolo:
La lettrice ribelle, cucinare per il proprio riscatto
Il suo soprannome, Pumkin (sì, proprio senza una p), è legato al cibo come pure al colore della sua pelle; si tratta di una cosa usuale in certe zone di Kingstone. È lì che vive con la zia, la nonna e la mamma, in una casetta troppo piccola per mantenere un segreto.
Fin dalle prime pagine il cibo emerge in quanto espediente narrativo e collante di una trama che tocca argomenti come la famiglia e il rapporto con la madre, la ricerca dell’identità, i privilegi sociali e il desiderio di riscatto.
Pumkin è una cuoca incredibile e, invece di cucinare solo perché questo ci si aspetta da una donna, sfrutta le sue doti culinarie per costruirsi un futuro migliore di quello che la società aveva previsto per lei. I suoi dolci sono perfetti: invitanti alla vista e dalla consistenza inimitabile, mandano il palato in estasi e lei lo sa:
Aspettavo quel momento, il momento che aspettavo sempre, quando leggevo sui visi delle persone che ne volevano un altro boccone, e un altro, e un altro ancora, poi mi sono voltata e me ne sono andata con il sorriso in faccia.
Per le sue compagne i dolcetti sono piaceri che possono permettersi di acquistare, ma per Pumkin ogni pasticcino è un atto di ribellione. Con grande impegno e la fortuna di avere accanto le persone giuste, lotta fino all’ultima pagina del libro per ottenere ciò che desidera; ma sarà davvero ciò che desidera?
L’impegno e la fortuna
La copertina recita: “Una ragazza che riesce a trovare il riscatto personale grazie all’impegno, alla tenacia e all’intelligenza”, aggiungo io: e un pizzico di fortuna.
Ishi Robinson pone l’enfasi sulla tenacia, come se bastasse a cambiare il corso di una vita. Tuttavia, nei bivi che questa storia incontra c’è sempre lo zampino del caso che, pur mettendosi spesso di traverso, alla fine dà una mano alla ragazza.
Non c’è dubbio che Pumkin si sia prodigata per raggiungere i propri obiettivi con caparbietà, anche quando avrebbe potuto abbandonarsi allo sconforto. Ha saputo sfruttare la pur minima dose di fortuna che le è capitata ed è riuscita a creare nuove opportunità dove sembrava che non ci fossero soluzioni.
L’aiuto più grande è stato avere accanto persone che hanno creduto in lei e che l’hanno aiutata ad uscire dalla prigione culturale (e materiale) in cui, altrimenti, sarebbe rimasta.
Zucchero e figure retoriche
Per cucinare bene non serve fortuna, servono tecnica, esperienza e una buona dose di creatività, proprio come nella scrittura. I dolci, in particolare, richiedono disciplina per raggiungere la giusta consistenza e l’equilibrio dei sapori. Se qualcosa è andato storto non puoi migliorare la lievitazione o aggiustare di sale una volta che il dolce è cotto. Ti immagini una torta senza zucchero, o talmente dolce da essere nauseante?
Anche la scrittura può essere più o meno zuccherata e la sorte, in questo, non c’entra niente (dopo sì, quando dovrai pubblicare, vendere, collaborare). Le figure retoriche sono per la scrittura come i dolci nell’alimentazione: la comunicazione funziona anche senza, ma spesso il linguaggio figurato migliora la comprensione, oltre che la piacevolezza del testo. Ci sono anche casi, al contrario, in cui gli orpelli linguistici appesantiscono le frasi e addirittura confondono i concetti.
Le figure retoriche si riferiscono sia all’esecuzione linguistica che alle idee; quindi, incidono sulle singole parole, sulla sintassi, sulla logica e sul significato. Funzionano perché fanno leva sulle emozioni, ma serve misura: tra una narrazione asettica e un linguaggio stucchevole esiste la via di mezzo, fatta di piacere e coinvolgimento.
Appuntamento da non perdere
Ogni mese leggiamo un libro e, partendo da quello, chiacchieriamo di scrittura e di una sua qualità in particolare. Lo facciamo on line.

Vezzosa come lo zucchero
Il tema di marzo è stato variegato: le figure retoriche, ma anche il ruolo dell’impegno e della fortuna per raggiungere i propri obiettivi. Ne abbiamo parlato a partire dal romanzo La lettrice ribelle di Ishi Robinson.
La riflessione si è concentrata sulla necessità di reagire sempre a modo nostro ai casi della vita; un corollario è la cura con cui scegliamo di accompagnare le nostre azioni, che si rivela spesso la firma in ciò che facciamo.
Anche se questo evento è passato puoi partecipare a quello di aprile, te ne parlo qui.
Invece, in questo articolo trovi le informazioni su tutti i prossimi appuntamenti; puoi leggere anche com’è nata l’idea di abbinare il cibo alla narrativa per parlare di scrittura.
Consigli di lettura
Ishi Robinson. La lettrice ribelle. Garzanti. Alla data di pubblicazione dell’articolo ci sono anche copie usate.
Bice Mortara Garavelli. Manuale di retorica. Bompiani. Questo è un manuale tecnico che si studia all’università. Te lo consiglio se l’argomento ti appassiona o se vuio approfondire per motivi professionali.
