Ikigai: felice senza alzarti presto al mattino
Ikigai: felice senza alzarti presto al mattino

Ikigai: felice senza alzarti presto al mattino

Prima di avvicinarci insieme al mondo dell’ikigai vorrei farti una domanda: cosa fai per essere felice?

Ti svegli prima che sorga il sole, mediti, fai la doccia fredda, leggi un libro alla settimana, cammini e fai sport, dormi otto ore per notte, sei stata in Tibet almeno una volta nella vita? Ok, basta con le assurdità. Nessuna di queste cose porta alla felicità, tuttavia ognuna di queste cose potrebbe far parte del tuo ikigai. Dipende da te. Perché l’ikigai non è niente in particolare, se non qualcosa di particolare per te.

Ikigai in una frase

Una traduzione molto diffusa per ikigai è scopo di vita.

Non riporterò gli ideogrammi: farebbero la loro bella figura, ma non avrei cognizione di ciò che scrivo; puoi trovarli ovunque grazie ai motori di ricerca o chiedendo all’AI. Invece, vorrei farti notare che la traduzione scopo di vita è molto fuorviante per noi che abitiamo questa parte di mondo, perché ci viene troppo facile associare lo scopo a qualcosa di concreto (spesso legato alla vita lavorativa, al riconoscimento sociale o alla sicurezza economica).

Se fai qualcosa solo per il piacere di farlo non stai davvero lavorando e se non stai lavorando non hai uno scopo; non puoi neanche fare delle tue passioni un lavoro (vorrei sottolineare che sono la prima a dirla questa cosa delle passioni, ma inizio a credere che sia utile il contrario, fare del proprio lavoro una passione).

Insomma, leghiamo spesso lo scopo alla produttività, invece che alla felicità.

Un’altra traduzione comune è: la ragione per cui alzarsi presto al mattino.

Ma dai, non crederai davvero che per raggiungere la felicità dobbiamo tutte alzarci presto? Nessun principio dell’ikigai prevede levatacce, eppure questa è una traduzione molto popolare.

In Giappone è davvero diffusa l’abitudine di alzarsi presto, è un fatto culturale legato alla storia del paese (senza divagare troppo, ti basti sapere che fino al 1950 il 50% della popolazione viveva di agricoltura e che anche i riferimenti nel nome, Nippon, e nella bandiera, richiamano il sorgere del sole).

Insomma, puoi dormire sonni lunghi e tranquilli, perché alzarsi presto è una prerogativa dei giapponesi e non è detto che vada bene anche per te.

Forse la definizione migliore per ikigai è la ragione per cui vale la pena vivere, che fa spiccare la motivazione come elemento determinante, senza legarla a una pratica in particolare.

L’ikigai è un meccanismo di sopravvivenza, una forma di adattamento all’ambiente, a prescindere dall’ambiente, affinché sia realizzata la felicità nella vita umana. Se lo dovessi definire in una sola frase direi che è il modo di vivere funzionale alla felicità. Un modo personale e specifico per ogni persona. Quindi, l’ikigai non è l’obiettivo, ma il mezzo.

I cinque pilastri dell’ikigai

Nella visione giapponese puoi vivere un’esistenza ricca di significato indipendentemente dal successo e dalla realizzazione economica e professionale.

Il successo non è un prerequisito per la felicità né lo scopo dell’ikigai; trovare e nutrire il tuo ikigai può facilitarne il raggiungimento, ma si tratta di un valore aggiunto che non dovresti cercare attivamente.

Ecco i cinque pilastri dell’ikigai.

Sfrutta quello che hai. Un orto? Una competenza? Un lavoro qualunque? Magari un lavoro che hai accettato per la necessità di lavorare, pur non essendo nelle tue corde. Accettare è una parola importante, un elemento cruciale, perché la partenza prevede sempre con un primo piccolo passo e non importa che sia nel fango, sull’asfalto o su una pista d’atletica. L’importante è cominciare sfruttando le risorse a disposizione.

Questa per me è stata la cosa più difficile da comprendere; dimenticarsi di sé attraverso la negazione dell’io vuol dire abbandonare una visione egocentrica; concentrarsi sul proprio contributo anziché sulla propria realizzazione. Non devi annullarti o rinunciare ai tuoi obiettivi, bensì fare quello che è necessario senza voler dimostrare nulla. Fai quello che devi (perché la situazione lo richiede, senza aspettarti un riconoscimento immediato).

Quando il fulcro del discorso è l’IO cerchi approvazione sociale, ma non vedi davvero le altre persone; quando neghi l’io, non importa più che gli altri approvino ciò che fai, eppure saresti disponibile quando avessero bisogno. Trova i tuoi valori e assicurati che siano tuoi, accetta i tuoi pregi e i tuoi difetti e accetta quelli altrui, perché ogni persona è diversa e va bene così; ogni aspetto di te contribuisce alla tua felicità.

Vivere in equilibrio con te stessa, con gli altri individui e con l’ambiente implica che tu sia consapevole dell’impatto delle tue azioni sull’ambiente, sulla società e sulle relazioni. Vuol dire impegnarti a rispettare le risorse naturali a disposizione, ma anche mantenere le relazioni sane, gestire il disaccordo rimanendo fedele a te stessa, controllare il tuo modo di comunicare, mantenere la calma e l’armonia mentale ed emotiva.

Apprezza i piccoli piaceri quotidiani, ringrazia per le cose ordinarie e trova in esse fonti di esperienze piacevoli e gratificanti. È un inno ad accogliere, non perché ti accontenti, ma perché scegli una disposizione d’animo positiva; focalizzati sui dettagli per nutrire la forza d’animo e reagire anche quando la situazione è pessima.

Vivere il presente è connesso allo stato di flusso (il cosiddetto flow). Quando sei completamente coinvolta dimentichi la fatica e godi del piacere di fare quella cosa; l’attenzione concentrata è fonte di soddisfazione e richiama abbondanza, che non riguarda solo il denaro, ma anche la creatività e le relazioni di qualunque tipo.

Jirō Ono è fondatore e proprietario del Sukyiabashi Jirō, il miglior ristorante giapponese al mondo.

Jirō inizia a lavorare molto presto, prima dei dieci anni, proprio in un ristorante di sushi. Nonostante le difficoltà, questo ragazzino fa quel che deve e lo fa con impegno e dedizione; dopo diciassette anni diventa maestro di sushi e apre il suo ristorante nel 1965. Stiamo parlando di un piccolo locale da dieci coperti e senza menù alla carta. Jirō si occupa personalmente della scelta del pesce migliore, si preoccupa della pesca eccessiva ed è convinto che presto non ci saranno più le materie prime per preparare il sushi come lo conosciamo oggi.

In questa storia ci sono tutti e cinque i principi dell’ikigai.

Nel momento in cui scrivo Jirō Ono ha novantanove anni, continua a lavorare nel suo ristorante e vorrebbe “morire preparando sushi”. Non c’è dubbio che abbia trasformato una situazione di difficoltà nella sua occasione di riscatto e abbia infine trovato la sua felicità, a prescindere dalle stelle Michelin.

Cambiare prospettiva per capirci qualcosa

L’ikigai è un concetto accessibile a tutte le persone, la maggior parte dei giapponesi mette in pratica i suoi principi senza neanche saperlo. Noi parliamo di esempi famosi, perché sono quelli che spiccano nella cronaca, eppure la forza dell’ikigai sta nel rendere straordinario l’ordinario e questo è tanto più utile quanto più vivi una situazione difficile.

Per capire davvero l’ikigai dobbiamo cambiare mentalità riguardo a tre aspetti: la dedizione, l’uso dei verbi essere e avere e la concezione del tempo.

  • Dedizione. Devi identificarti con qualunque compito tu stia svolgendo, affinché diventi fonte di soddisfazione. Quando ti identifichi con il tuo lavoro non stai più sopportando l’attività per ottenere qualcos’altro (il guadagno), ma stai trasformando la necessità in qualcosa di piacevole.
  • Passare dal verbo avere al verbo essere (sono il mio ikigai, sono un’anima, sono il mio obiettivo, sono il mio tempo). Il verbo avere ti fa ragionare in termini di acquisizioni e perdite e la perdita può essere devastante in questa concezione, un fallimento. Il verbo essere, al contrario ti mostra nuove strade e occasioni per migliorare; ecco perché è importante negare l’io e identificarti in quello che stai facendo.
  • Considerare il tempo come circolare e non lineare. Gli eventi non sono conseguenti, ma simultanei, sono potenzialità dell’essere che si manifestano in un momento preciso. Questa idea è legata anche alla consapevolezza della caducità di ciò che ci circonda (persone, fenomeni naturali, relazioni sociali) da cui deriva la capacità di prendere seriamente ogni piccolo dettaglio, rispettare ogni incontro e approfittare del piacere.

Ikigai e diagramma di Venn

Forse conosci già l’applicazione del diagramma di Venn che ti invita a trovare lo scopo della tua vita combinando quattro grandi aree fatte di competenza, utilità, passione e gratificazione. Si tratta di un adattamento grafico e in chiave professionale della dottrina giapponese (sì, è proprio lui, il diagramma di Eulero-Venn che hai studiato a scuola e che mostra graficamente relazioni logiche tra insiemi differenti).

Diagramma di Venn: adattamento del concetto di ikigai alla cultura del profitto.

Il diagramma di Venn rappresenta l’ikigai come l’intersezione di quattro insiemi (ciò che ami, ciò che sai fare bene, ciò di cui il mondo ha bisogno, ciò per cui le persone sono disposte a pagarti).

In realtà, il concetto giapponese è olistico e non si concentra tanto su questi aspetti economici e professionali quanto su comportamenti e attitudini mentali; l’ikigai nutre abitudini di vita e sistemi di valori finalizzati a costruire la propria felicità.

È qualcosa di molto simile alla mindfulness.

Questo schema è molto utile e anche un po’ fuorviante. Senza conoscere i cinque principi, può indurre nell’inganno che noi questo ikigai dobbiamo andare a cercarlo, e trovare quell’attività che risulti contemporaneamente brillante, piacevole, utile e appagante; invece dobbiamo farci piacere quello che abbiamo e usarlo come punto di partenza, perché ricordiamolo, l’ikigai è solo un mezzo e il fine è la felicità.

La strada verso la felicità

Come trovare il proprio ikigai? Come essere felici?

In Giappone si chiama ikigai, nell’antica Grecia si chiamava eudaimonia, in medicina si chiama stile di vita sano; credo che i principi basilari siano uguali in ogni parte del globo, anche se poi vengono attuati in modo specifico:

  • Prenditi cura del tuo corpo attraverso il cibo, il sonno e il movimento;
  • Apprezza la solitudine, il silenzio e il contatto con la natura;
  • Accetta la tua condizione;
  • Svolgi le tue attività con dedizione;
  • Ogni giorno prova a fare qualcosa di insolito;
  • Osserva la bellezza nell’imperfezione e nelle piccole cose;
  • Ama;
  • Ringrazia, pratica la gratitudine;
  • Non farti influenzare dalle aspettative altrui e dalle pressioni sociali;
  • Rispetta te stessa, le altre persone e l’ambiente;
  • Liberati del superfluo.

Cosa aggiungeresti?

In conclusione, l’ikigai è una filosofia di vita che porta felicità e realizzazione attraverso l’equilibrio e l’armonia tra i vari aspetti della vita. È un viaggio di scoperta e crescita personale, accessibile a tutti. Che questo si traduca in attività di volontariato, docce fredde mattutine, 2, 5 o 7 ore di allenamento, dedizione al lavoro, alla famiglia, all’arte… non importa. Prendi quello che hai e rendilo meraviglioso per te.

Intanto, ho trovato interessante applicare i principi dell’ikigai per migliorare l’approccio alla scrittura.

Bibliografia

Ken Mogi. Il piccolo libro dell’ikigai. La via giapponese alla felicità. Einaudi. Ho iniziato da questo libro e lo consiglio anche a te: tramite aneddoti ed esempi spiega tutto quello che c’è da sapere sull’ikigai; è breve e la lettura scorre piacevolmente.

Selene Calloni Williams e Noburu Okuda Do. Ikigai, ciò per cui vale la pena vivere. Come scoprire ciò che devi fare e farlo con decisione. Hermes. Ho trovato molto interessante l’introduzione per capire come il concetto di ikigai sia in realtà qualcosa di universale. Buona parte del libro suggerisce brevi meditazioni per facilitare la centratura; ne ho fatte un paio, quelle che sentivo a me più congeniali, per le altre non mi sentivo pronta.

Bettina Lemke. Ikigai. Il metodo giapponese. Trovare il senso della vita per essere felici. Giunti. Mi ha aiutata a interpretare alcuni concetti che a ovest del Giappone non sono così intuitivi; anche in questo libro sono presenti esercizi che suggeriscono come individuare obiettivi e valori davvero importanti.

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