Cosa significa identità nella scrittura? Un buon punto di partenza è riconoscere e valorizzare l’insieme dei propri elementi distintivi. Per rispondere in modo approfondito ho scelto di farmi aiutare da un alimento, l’arancia, e da un racconto di Ghassan Kanafani.
In questo articolo:
La terra degli aranci tristi
In questo racconto gli aranci e i loro frutti rappresentano l’identità di un popolo. I protagonisti cercano la propria essenza collettiva nei simboli di quella terra che sono stati costretti a lasciare.
A parlare è un ragazzino palestinese che ricorda il periodo in cui ha lasciato Giaffa insieme alla sua famiglia. All’inizio osservi la serenità tipica di un età ancora spensierata, a mano a mano che la storia procede, avanza anche la consapevolezza che qualcosa di malvagio si è insinuato nelle loro vite.
La cosa che più mi ha colpita è l’assenza di rabbia nella scrittura. Non c’è desiderio di vendetta, non c’è violenza; ci sono umiltà e disperazione, c’è l’incredulità di vedersi sottratte le cose essenziali e c’è, come spesso accade nelle opere di Kanafani, una sorta di condivisione della tragedia tra le parti in causa.
I personaggi parlano poco; sono i silenzi e le azioni a trasmettere la dignità di queste persone e la speranza di tornare a casa, poi lo sgomento e l’inesorabile certezza che niente più appartiene loro, neanche l’infanzia. È proprio da questi dettagli che, leggendo, percepisci il tremendo sopruso, dal contrasto tra il desiderio delle cose semplici, la casa, la terra, il focolare, e l’imposizione di lasciarle ingiustamente a qualcun altro.
Negli occhi di nostro padre si riflettevano tutti gli aranci che aveva lasciato agli ebrei, tutti gli alberi delle arance immacolate che aveva piantato, uno per uno, si riflettevano sulla sua faccia, tutti.
Khanafani ha scritto il testo nel 1958, quando si trovava in Kuwait. La terra degli aranci tristi è apparso per la prima volta come articolo singolo ed è stato pubblicato in una raccolta omonima nel 1962. Alcune traduzioni riportano La terra delle arance tristi.
Si tratta di una composizione autobiografica, perché lo stesso Ghassan, quando aveva 12 anni, fu costretto ad abbandonare la Palestina insieme alla famiglia, seguendo proprio le tappe iniziali descritte nel racconto.
Arancia e identità
Le immagini delle arance e degli aranceti sono molto potenti nel manifestare i sentimenti di incertezza e abbandono. Non scenderò nei particolari per non anticipare nulla, ti basti sapere che Kanafani, attraverso queste immagini, racconta la perdita dei punti di riferimento essenziali per il riconoscimento di sé come popolo e come individui. Il ratto degli aranci è il ratto della consapevolezza di sé.
In un primo momento i protagonisti acquistano le arance da qualcun altro nel tentativo di ritrovare simboli conosciuti, come fossero l’ultimo baluardo di normalità. Ma è solo un surrogato effimero; alla fine è chiaro che niente è rimasto e anche l’arancia esprime l’estrema disperazione con un’immagine inequivocabile.
Troppo spesso diamo per scontate le basi del nostro essere, senza pensare che prima di tutto dobbiamo riconoscere e costruire chi siamo (come persone e come brand), poi dobbiamo curare e difendere gli elementi sostanziali.
L’identità nella scrittura
L’identità ti permette di riconoscerti nei tuoi scritti e di farti riconoscere da chi li leggerà; è il succo della tua scrittura, l’essenza che rimane al di là della forma e dei contenuti.
Nonostante il nome richiami una perfetta uguaglianza, l’identità non è un concetto immutabile; non lo è nell’arco della vita, figuriamoci nella scrittura. L’unica cosa che cambia difficilmente, ne ho parlato qui, è il nome. Se cambia, o c’era sotto un gravissimo errore oppure quella cosa non esiste più.
Per capire chi siamo impieghiamo anni, forse tutta la vita. In certi momenti ci sembra di non saperlo; i conflitti che viviamo possono essere funzionali alla crescita, come in adolescenza, o portare distruzione, come nel racconto. Nella scrittura possono accadere entrambe le cose:
- La necessità di aggiornare la comunicazione perché il progetto è cresciuto;
- La perdita di punti di riferimento.
Il primo caso capita perché le persone cambiano, la società si trasforma e il mercato si modifica; l’evoluzione ci accompagnerà per tutta la vita, nel lavoro come nella sfera privata. Quel che c’è da fare è rimboccarsi le maniche, sostituire quel che è necessario aggiornare, nutrire quel che devi conservare.
Nel secondo caso errori o imprevisti modificano tutto ciò che era riconoscibile, con conseguenze a volte disastrose.
Esempi di identità rinnovate
Per capirci: sapevi che, prima della Vespa e degli altri mezzi che conosciamo, Piaggio costruiva motoscafi, treni e aerei? Con la fine della seconda guerra mondiale si è dovuta reinventare, cambiando prodotto, target, visione, tutt’cos’. Di conseguenza sono cambiati anche lo stile, il lessico e i contenuti; solo il nome è rimasto (guarda un po’). Il nome e quelle componenti (avanzate dalla produzione bellica) che hanno fatto della Vespa un’icona.
Il rebranding di Jaguar invece ha lasciato perplesse molte persone. Se modifichi troppi elementi senza alcuna necessità rischi di diventare irriconoscibile agli occhi di chi, fino a ieri, consideravi clienti affezionati.
Per quanto riguarda la sfera personale, un individuo di solito non va incontro a un cambiamento così radicale e improvviso; si tratta di un processo più lento e costante, sempre riscontrabile nella scrittura. Ti basterebbe leggere qualcosa che hai scritto pochi anni fa per accorgerti che sei una persona diversa. Rileggi la prima presentazione del tuo progetto, per esempio, o la tua tesi, e dimmi se li riscriveresti tali e quali. Io distruggerei la mia tesi per comporla da capo.
La scrittura riflette sempre ciò che accade a livello sistemico.
Elementi dell’identità verbale
Nome, payoff, tono di voce e testi esprimono l’identità nella scrittura aziendale e di brand (per me va aggiunto un elemento, lo trovi nel prossimo capitolo). Questi elementi devono avere una certa stabilità; non solo: devono essere distintivi, cioè diversi da quelli dei concorrenti. Distinguersi ed essere riconoscibili sono aspetti importantissimi all’interno di un mercato affollato. Le variazioni nel tempo e a seconda delle situazioni sono fisiologiche, ma derivano sempre da ragionamenti strategici.
Se, invece, parliamo di persone i testi possono essere anche molto vari. Quando scrivi per te sola non importa che ti riconoscano gli altri, ma devi riconoscere te stessa in ognuna delle tue espressioni. Nel diario o nel journal noterai sempre qualcosa che ti identifica: l’ortografia, il modo di riempire la pagina, le parole ricorrenti, il modo di usare la punteggiatura. La scrittura ti aiuta a superare ogni tipo di conflitto e può essere molto diversa anche nella stessa pagina; quel che resta è la trasformazione che aiuta a compiere.
Riconoscersi in una storia
In alcuni casi, un dettaglio da solo riesce a definire l’identità, mentre in altri non basta la combinazione di tutti gli elementi. Accade perché manca ancora qualcosa: la narrazione. A fare la differenza sono le storie che costruiamo intorno ai nomi e alle cose, sono le storie che ci permettono di riconoscere una parte di noi in un’arancia, in un prodotto o in una pagina di appunti.
Ogni dettaglio rappresenta un puntino, come nella pista cifrata della settimana enigmistica; la storia è quella linea che, unendoli tutti, fa apparire il disegno.
Appuntamento da non perdere
Ogni mese leggiamo un libro e, partendo da quello, chiacchieriamo di scrittura e di una sua qualità in particolare. Lo facciamo on line.

Identitaria come l’arancia
Il tema di gennaio era l’identità. La riflessione è scaturita dal racconto La terra degli aranci tristi di Ghassan Kanafani.
Anche se questo evento è passato puoi partecipare a quello di febbraio, te ne parlo qui.
Invece, in questo articolo trovi le informazioni su tutti i prossimi appuntamenti; puoi leggere anche com’è nata l’idea di abbinare il cibo alla narrativa per parlare di scrittura.
Consigli di lettura
Ghassan Kanafani. La terra degli aranci tristi e altri racconti. Casa Editrice Q. Se noti una copertina differente è perché non ho trovato la stessa edizione che avevo acquistato io.
Ghassan Kanafani. Ritorno a Haifa. Edizioni Lavoro. Romanzo breve che racconta l’incontro tra una famiglia ebrea e una palestinese, rivelando il grande segreto che le lega;
Susan Abulhawa. Ogni mattina a Jenin. Feltrinelli. Dalla nabka ai primi anni 2000 attraverso gli occhi di quattro generazioni. C’è un dettaglio che l’autrice ha ripreso da Ritorno ad Haifa e ci sono tantissimi riferimenti al cibo come simbolo di identità.
