Naming: definizione e caratteristiche
Naming: definizione e caratteristiche

Naming: definizione e caratteristiche

Cos’è il naming è presto detto: il processo di nominare.

Naming è l’insieme delle attività finalizzate a studiare il nome per qualcuno o qualcosa che vivrà in un mercato. Aziende, istituzioni, professioniste e professionisti. Prodotti, servizi, progetti senza scopo di lucro. Il nome ne esprime l’identità in una o poche parole.

Cos’è il naming: analisi e sintesi

Concentra l’attenzione su questi due aspetti:

  • Il naming è un processo;
  • Il naming esprime un’identità.

Per fare naming servono competenze di marketing, linguistica, semiotica e comunicazione. Sembra incredibile, eppure dietro un nome c’è tanto lavoro di studio e ricerca, c’è l’analisi strategica di tutti gli elementi in gioco e della loro reciproca influenza. Un bel suono è inutile se chi ascolta assegna alla parola un significato diverso da quello che avevi in mente, può diventare anche controproducente (Mazda Laputa non ha avuto un grande successo nei paesi di lingua spagnola, chissà come mai?).

Un nome non è una parola a caso, è un concentrato dei messaggi stabili che vuoi trasmettere, fa parte della tua identità ed è proprio l’elemento che ti connette con le persone giuste (clienti o chiunque abbia un desiderio che tu puoi esaudire). Cos’è dunque il naming: un metodo finalizzato a creare un elemento identitario, quindi stabile e riconoscibile.

Il potere del nome sta nel rendere il brand memorabile e desiderabile, il suo valore dipende dalla qualità della progettazione.

La prima buona impressione

Non esiste una seconda occasione per fare una prima buona impressione.

Oscar Wilde

Non sono una grande fan di questa frase, ma purtroppo con i nomi devo arrendermi alla sua assoluta verità. Se dovessi scegliere un dentista tra Studio Zappatore e Studio Fata, quale preferiresti? Tra Zacros e Melan? Il nome è la prima impressione, se non riesci a pronunciarlo, se lo associ a qualcosa di ridicolo o di spiacevole sarà molto difficile che ti venga voglia di approfondire la conoscenza.

Un nome efficace può:

  • Farti risparmiare investimenti per migliorare la reputazione;
  • Distinguerti dalla concorrenza;
  • Creare connessioni con le persone;
  • Comunicare i tuoi valori in un istante;
  • Aiutare le persone a ricordarsi di te.

Cambiare nome vuol dire cambiare identità. Lo fai solo (con grande dispendio di energie e denaro) se c’è stato un errore di partenza. Pensaci, il nome non cambia neanche quando un’azienda viene assorbita da un’altra. Fai in modo che la prima impressione sia buona, perché sarà definitiva.

Da sempre diamo un nome alle cose per farle esistere nel nostro mondo. Quando i bambini imparano a parlare danno forma alla realtà; lo stesso vale per il mercato: un’idea diventa concreta quando le diamo un nome. È il primo passo per trasformare un progetto astratto in un’attività reale con cui le persone possono entrare in relazione, perché le persone ti chiamano per nome.

Attenzione: non basta un nome per fare un brand, la pianificazione strategica viene sempre prima, tuttavia, basta un nome per farti conoscere. Se una cosa non la puoi nominare, non esiste.

Caratteristiche del naming

Non esistono nomi belli o brutti, esistono nomi che funzionano oppure no. Anche se non ci sono regole matematiche per creare un nome giusto possiamo indicare alcuni elementi necessari ed essenziali. Un nome che funziona deve:

  • essere orecchiabile e facile da pronunciare (hai presente quella marca di gelato americana con un un nome che sembra scandinavo?);
  • essere libero e tutelabile a livello legale (no, non puoi usare il marchio di qualcun altro e no, non puoi registrare qualunque nome);
  • avere un dominio disponibile (puoi sempre acquistare un dominio esistente, ma non è detto che sia economico);
  • considerare il significato in altre lingue se il brand opera in diversi paesi (l’app Inkulator in Italia ha dovuto cambiare nome);
  • creare un’associazione positiva con il brand (Mazda Laputa, dicevamo);
  • essere scalabile (il nome deve adattarsi all’evoluzione del tuo business, perché difficilmente lo cambierai).

Il mio consiglio è di affidarti a chi si occupa di naming per professione per avere la certezza di lavorare su ogni aspetto: fonetico, grafico, simbolico, semantico e legale.

Tipi di naming

Esistono diversi approcci alla creazione di un nome, ognuno con i suoi vantaggi:

  • nome descrittivo: si capisce subito cosa fa il business, ha il vantaggio di essere molto chiaro, lo svantaggio di essere poco emozionale (esempi: Viaggiare coi libri, Rete al femminile);
  • evocativo: è una parola suggestiva che crea un immaginario emotivo, anche se l’associazione tra la parola e il prodotto non è immediata (esempi: APRI LA NOCE, Con succo);
  • neologismo: è sicuramente libero, tutelabile e scalabile, gioca sul suono più che sul significato (esempi: Disvago, Zandegù);
  • un tipo particolare di neologismo è l’acronimo: libero, tutelabile e scalabile, con un riferimento in più (esempi: NJL – Not just analytics);
  • nome proprio: anche questo tipo di nome è libero, tutelabile e scalabile (salvo omonimie), non è descrittivo né suggestivo, ma molto personale (esempi: Silvia Matzeu, Lucia Del Pasqua) .

Scegli il tipo di nome in base agli obiettivi, all’attività che svolgi, al contesto in cui operi; non scegliere mai in base al gusto personale.

Consigli di lettura

Béatrice Ferrari. Alla ricerca dell’invincibile naming. Flacowski

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *