Il nome, l’inizio della storia
Il nome, l’inizio della storia

Il nome, l’inizio della storia

Perché pensare insieme naming e storytelling? Partiamo da un esempio: un libro ha un titolo e un contenuto. Non è detto che, nell’ideazione di questo libro, il titolo venga prima del contenuto, quasi mai. Di solito scrivi, cancelli, riscrivi, strappi tutto e ricominci da capo e dopo un po’ che maneggi parole qualcosa affiora alla tua mente. Una frase, un nome, un riferimento che lettori e lettrici scopriranno solo leggendo, un dettaglio che attira per contrasto, per bellezza, per curiosità, perché stride, perché fa ridere.

Ecco, quel libro è il tuo progetto e il titolo è il suo nome: se il titolo fa ridere ti aspetti un libro comico, ironico almeno; questa sfumatura è già presente e il titolo/nome ne è la sintesi. Come non scegli il titolo del libro prima di avere uno schema narrativo, così non scegli il nome del progetto prima di avere un’idea strutturata. O un business plan.

Ciao! Sono qui

Quando scegli come chiamarti, in quanto brand, dai il primo segnale che esisti ed esprimi chi sei. Vale per le persone, vale per le aziende.

Un nome incoerente rispetto alla personalità o al tono di voce rischia di confondere, passare inosservato o, peggio, allontanare. Il nome giusto, invece, appassiona. Poniamo il caso che lavori con la cura, la lentezza e l’ascolto; non ti consiglierei di scegliere una parola che sa di corse automobilistiche. Il nome è ciò che ti presenta prima che tu apra bocca, e deve parlare come te.

Cos’è il naming

Il naming è il processo creativo e strategico con cui definisci il nome del tuo brand, del tuo prodotto, del tuo servizio, del tuo libro, del tuo progetto.

Trovare una parola originale o un dominio disponibile non basta. Il suono deve essere gradevole, la forma leggibile, il senso positivo e l’aspetto legale verificato perché lo scegli una volta per tutte. Altro che diamante, un nome è per sempre.

Ho elencato in questo articolo le caratteristiche del naming. Ti piego perché studiarlo insieme allo storytelling se continui a leggere.

Cos’è lo storytelling

Lo storytelling è l’arte di progettare e comunicare la narrazione di ciò che fai. Componi una storia che dia forma e senso alla tua identità, rendi concreti i valori in cui credi e i motivi per cui fai quel che fai. Trasmetti emozioni prima dei dati (anche quelli sono importanti, ma senza una storia non coinvolgono nessuno). Così avrai un punto di contatto specifico per il tuo pubblico.

Lo storytelling aiuta chi ti segue a immedesimarsi in ciò che fai e a sceglierti per questo. Ne ho parlato qui.

Come lo storytelling supporta il naming

Possiamo considerare il nome come un seme e lo storytelling come il terreno che lo accoglie. Una sola parola trova il suo significato più profondo dentro la narrazione, perché si colloca in un contesto che lega ogni aspetto del brand. Ad esempio, un nome come Radici, può riferirsi a una serie di infusi, a un servizio di supporto psicologico, a un incontro religioso, a un laboratorio in natura… Il nome ci suggerisce qualcosa come il senso di appartenenza, lo fa grazie alle nostre conoscenze pregresse, ma è solo il racconto che ci indirizza verso il mondo specifico a cui quel nome si riferisce.

Ancor più chiaro quando parliamo di neologismi: lo storytelling permette anche a una parola sconosciuta di manifestare il messaggio che vogliamo trasmettere.

Naming e storytelling lavorano insieme

Quando la storia supporta l’identità accade una cosa rilevante: ogni elemento si muove nella stessa direzione. Dal nome ai contenuti, dalle pagine web ai servizi, tutto parla la stessa lingua. Ne consegue un fatto altrettanto notevole: dato che ogni elemento comunica lo stesso universo valoriale, le persone si orientano meglio. Capiscono in modo immediato e naturale chi sei, cosa fai, perché lo fai. È il primo passo verso un la fiducia.

Una comunicazione ben fatta considera sempre sia chi invia il messaggio sia chi lo riceve, ma ogni elemento prende una direzione specifica. Il naming è orientato alla tua identità, per quanto tenga in considerazione il pubblico di riferimento, pone te al centro e punta a manifestare ciò che ti rappresenta in modo distintivo. Lo storytelling, invece, è fatto per le persone alle quali ti rivolgi; nonostante racconti di te, mette al centro chi legge e sposta l’attenzione dal cosa raccontare al come farlo perché risuoni per una certa persona.

Sono entrambi importanti e si supportano a vicenda.

Il nome è la prima parola della tua storia, non scegliere a caso. Fai in modo che nasca dal tuo modo di essere e di lavorare e poi raccontala con cura e visione.

Consigli di lettura

Oscar Wilde. L’importanza di chiamarsi Ernesto. Rizzoli. Niente manuali, ma una commedia per sorridere della capacità di un nome di svoltare una storia.

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