I pericoli della scrittura
I pericoli della scrittura

I pericoli della scrittura

Parlando della scrittura dobbiamo considerarne anche i pericoli, ma chiariamo subito che non sono tanto le parole a essere insidiose, quanto l’uso che ne fanno le persone in certe occasioni.

Per raccontare questa caratteristica dei testi ci facciamo aiutare da Primo Levi con La tregua.

La tregua

Dopo l’estremo orrore sperimentato nei lager, Primo Levi torna a casa attraversando l’Europa appena liberata. Durante il tragitto, lungo e tortuoso, l’autore e protagonista riscopre la bellezza di condividere gioie e pericoli con i compagni incontrati lungo il percorso. La tregua è il diario di un viaggio di ritorno alla vita che non risparmia gli aspetti più cupi della vicenda.

Così per noi anche l’ora della libertà suonò grave e chiusa, e ci riempì gli animi, ad un tempo, di gioia e di un doloroso senso del pudore, per cui avremo voluto lavare le nostre coscienze e le nostre memorie della bruttura che vi giaceva: e di pena, perché sentivamo che questo non poteva avvenire, che nulla mai più sarebbe potuto avvenire di così buono da cancellare il nostro passato, e che i segni dell’offesa sarebbero rimasti in noi per sempre, e nei ricordi di chi vi ha assistito, e nei luoghi ove avvenne, e nei racconti che ne avremmo fatti.

Nonostante il tema drammatico e alcune riflessioni dolorose, il tono del libro è spesso leggero, dipinge quel tempo sospeso tra la fine della prigionia e il ritorno alla vita normale; un tempo in cui i sopravvissuti riscoprono gradualmente la libertà, la solidarietà, i piccoli piaceri della vita quotidiana, lottando con i traumi non ancora elaborati.

I pericoli del rientro

Forse il titolo fa riferimento a quel periodo di transizione che il viaggio rappresenta oppure, considerando il finale, la tregua è quel breve spazio di serenità tra un problema e l’altro. Fuori da Auschwitz è certo meglio che dentro, ma non basta per dire di stare bene o per essere certi di sopravvivere almeno fino a casa.

La tregua è la naturale prosecuzione di Se questo è un uomo, ma se il primo libro mostra l’urgenza di testimoniare l’indicibile, il secondo è arrivato con calma e riflessione. Presenta una maggiore libertà espressiva e ricalca il simbolismo dell’Odissea, che sfrutta ostacoli e ritardi per dare senso al viaggio di rientro.

Come Ulisse, Primo Levi non torna a casa per la via più breve. Il viaggio da Auschwitz a Torino, che in linea d’aria sarebbe breve, lo porta verso est, attraverso l’Ucraina e la Bielorussia, prima di tornare a ovest sopportando molti contrattempi. Non ci sono Circe o Calipso a trattenere lui e i suoi compagni, ci sono però la burocrazia militare sovietica, i treni senza orari e i percorsi illogici, le soste apparentemente senza senso.

Questa dilatazione temporale è quasi una necessità fisiologica: prima di affrontare il rientro, i sopravvissuti hanno bisogno di tempo per riconquistare la propria identità di uomini. Devono riabituarsi a essere di nuovo persone, prima erano solo numeri. Il caos che sperimentano, i pericoli, come la possibilità di mangiare funghi velenosi, rappresentano la vita in antitesi all’ordine disumano del lager. Il viaggio caotico, pur nella sua assurdità, è profondamente rassicurante perché è umano.

Funghi e libertà

Mangiare funghi sconosciuti è un rischio, ma esprime la rinnovata capacità di affidarsi all’istinto dopo aver sperimentato la brutale razionalità nazista. In confronto alla probabilità di morire per un gesto sbagliato o addirittura per nulla, è più normale; accettare questo rischio è un atto di fiducia nella vita che si sta ricostruendo.

Il bosco rappresenta un luogo di libertà; la raccolta di cibo selvatico riconnette i sopravvissuti a un rapporto naturale con la vita e la morte, non più imposto da altri, ma affrontato consapevolmente.

I pericoli della scrittura

Proprio dall’episodio dei funghi è scaturita la riflessione sulle parole velenose e le insidie nascoste in certe conversazioni, soprattutto quelle che si svolgono sui social.

Primo Levi e i suoi compari trovano dei funghi nel bosco vicino alla Casa Rossa, ma non li conoscono. Siccome hanno fame, decidono di cucinarli e, per limitare eventuali danni, inizialmente solo alcuni di loro ne consumano una piccola quantità. Non si può rischiare troppo, ma neanche sprecare l’occasione di mangiare.

Le persone sono come i funghi, tutte diverse, certe buone, altre meno; la maggior parte è disponibile a un’interazione costruttiva, alcune invece sono subdole o addirittura tossiche. Sono pericolose perché ti feriscono, ti fanno perdere tempo, ti screditano.

Di solito, i tempi e le dosi fanno la differenza tra un esito gestibile e uno disastroso, perciò quando ti capiterà un’interazione velenosa,
interrompi il contatto il prima possibile, fai tesoro dell’esperienza perché non ricapiti più, allenati a riconoscere sentieri che è meglio evitare.

Consigli per difenderti

È facile cadere nelle trappole della comunicazione perché si tratta di discorsi che ci pungono nel vivo, pertanto ci sentiamo in dovere di controbattere per difernderci. Questo, però, è già un indizio per capire che l’interlocutore va ignorato: se la conversazione si allontana dal tema principale per spostarsi sul personale, è un’interazione da fermare. Quando l’altra persona parla di concetti astratti e non di cose concrete, quando partono gli insulti e i giudizi, quando ti colpevolizza o ti spaventa è inutile proseguire la conversazione.

Cosa fare? Niente, solo smettere di rispondere. Lo so, non è facile, perché senti di aver subito un torto, o magari pensi che altre persone, leggendo, daranno credito a quelle parole velenose.

Se ritieni che un tuo messaggio possa essere utile a qualcun altro, per esempio, se hai un’attività e ricevi una recensione ingiusta che può confondere altri potenziali clienti, puoi rispodere in modo da inserire informazioni corrette e prendere le distanze dall’atteggiamento di chi ti sta attaccando. Quando rispondi, non lasciare che le emozioni prendano il sopravvento; usa parole concrete, ignora le provocazioni e ricorda che il tuo obiettivo non è educare l’interlocutore, ma lasciare una traccia utile per chi leggerà lo scambio in futuro.

Appuntamento da non perdere

Ogni mese leggiamo un libro e, partendo da quello, chiacchieriamo di scrittura e di una sua qualità in particolare. Lo facciamo on line.

Copertina del libro La tregua di Rpimo Levi, in mezzo ad alcuni funghi; libro usato per parlare dei pericoli della scrittura.

Pericolosa come i funghi

Il tema di questo mese sono le fallacie, lo affronteremo con l’aiuto del romanzo La tregua di Primo Levi. Ne discuteremo on line

venerdì 25 settembre alle 10.

Compila il modulo per prenotare il tuo posto!

In questo articolo trovi le informazioni su tutti i prossimi appuntamenti; puoi leggere anche com’è nata l’idea di abbinare il cibo alla narrativa per parlare di scrittura.

Consigli di lettura

Primo Levi. La tregua. Einaudi. Il racconto del rientro a casa e del ritorno alla vita.

Primo Levi. Se questo è un uomo. Einaudi. La vita ad Auschwitz raccontata a caldo.

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